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Astralia

Antonio Jasevoli: chitarre, electronics
Aldo Galasso: batteria, percussioni, electronics

Timore, confusione, se si resiste un poco si rimane affascinati e alla fine soggiogati dai disegni dei due musicisti. Descrivono una zona franca del suono frutto dell’incontro tra segnali acustici e silenzi, tra visioni esotiche e localizzazioni geografiche e cerebrali. Idiomi che, trattati alla stessa maniera da Antonio e Aldo, offrono agli ascoltatori la consolazione per un’inquietudine, uno straniamento, delle incertezze. La metodica è una sorta di risignificazione di stili e generi – terra franca dove si incontra Jon Hassell, David Torn, Tuxedomoon, certo minimalismo e parte della scena contemporanea - tuttavia mai precisamente identificabili, mai esposti in serie ma sempre incrociati e innestati tra loro. Una visione esotica e comunque futuribile della musica. Esitate di fronte alle consuetudini, non fidatevi di espressioni che ambiscono a svelare tutti gli enigmi possibili e immaginabili. L’arcano deve far parte di noi, questo pare raccontare l’arte dei suoni dei due, raccolta sì in un omonimo disco del 1995, ma da allora modificata in corsa a seconda degli umori live di Antonio Jasevoli e Aldo Galasso. D’altronde entrambi sono cresciuti a suon di ricerca e sperimentazione, anche Aldo Grasso, performer, batterista e percussionista di Benevento che, dopo varie esperienze in ambito rock e blues, all’inizio degli anni Ottanta si avvicina al jazz ritrovandosi spesso a confronto con le frange più radicali di questo ambito.






  
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