"Chet"
Viaggio al termine della musica
di Paolo Bignamini
con
Lucilla Giagnoni voce
recitante & Fabrizio Bosso Quartet Fabrizio
Bosso: tromba, Luca
Mannutza: piano, Luca
Bulgarelli: contrabbasso,
Lorenzo Tucci: batteria
prodotto e diretto da Emilio
Sioli
una
produzione Associazione delle Arti e delle Corti / Verdearancio Musica,
ScenAperta, Polo Teatrale dell’Altomilanese
Angelo o diavolo? Satana con la tromba o solo un timido solista sul palco
e nella vita? Interrogativi ai quali non è facile dare una risposta valida,
perché Chet Baker era tutto questo nello stesso momento. Rimangono indelebili
nella mente di tutti il suo lirismo, la ricerca melodica, la vena romantica.
L’efebo dalla tromba divina ha vissuto dividendosi tra i suoi due unici
amori, la musica e la droga, interpretando alla perfezione il ruolo del
ribelle teso all’autodistruzione. Un ruolo, apparentemente. Lui era proprio
così: prendere o lasciare. Il suo stile si legava a quello di Bix Beiderbecke
e Bunny Berigan, ma anche Miles Davis di soli tre anni più anziano di
lui, fu una figura di riferimento negli anni giovanili. Di Chet è memorabile
la musica, ma la sua epopea si alimenta di aneddoti, di storie che sfumano
nei sogni (o negli incubi?) e di sogni che scompaiono nella realtà. Paolo
Bignamini, giornalista e autore teatrale racconta Chet, a suo modo, con
la sua storia. A prendere per mano gli spettatori sono le quattro donne
(tutte interpretate da Lucilla Piagnoni) che hanno riempito e sconvolto
la vita di Baker, in un gioco di specchi, rimandi, flashback. Su tutto
la poetica elegiaca di Fabrizio Bosso: è la sua tromba a rievocare lo
storico trombettista e cantante. A lui il compito, difficile, ma Fabrizio
è forte, di lavorare sulle note di indimenticabili song: da Born To Be
Blue a My Funny Valentine, Love For Sale e tante altre. Quando Chet suonava
chiudeva gli occhi, si rilassava, le angosce sparivano e tutto diventava
un sogno. Fabrizio prende per mano lo spettatore e lo accompagna nella
lunga notte di Chet. Il viaggio di Chet, tra sogno e incubo.
Fabrizio
Bosso ha iniziato a suonare la tromba a 5 anni. A 15 era già diplomato al conservatorio G. Verdi di Torino. Coltivando di continuo gli interessi per la musica di estrazione colta si è accostato al jazz. Un richiamo forte, suadente, a cui il torinese non ha saputo reagire. Tecnicamente impeccabile, ciò che più colpisce di Fabrizio è la creazione di una grafia personale, in cui il colore e la dinamica del suono non sono mai scontati, il senso dello swing è spinto agli eccessi, la tensione creativa è costante anche nell’interpretazione di standard. Oltre ad aver svolto attività concertistica sotto la direzione di George Russell, Mike Gibbs, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Carla Bley e Steve Coleman, è stato ultimamente reclutato da Charlie Haden per alcune tappe del tour promozionale del nuovo album della Liberation Music Orchestra. Nel 1999 viene votato come “Miglior Nuovo Talento” del jazz italiano dal referendum della rivista Musica Jazz, e negli anni collabora stabilmente nei gruppi di Salvatore Bonafede, Giovanni Mazzarino ed Enrico Pieranunzi.
Sono proprio gli ultimi due anni a incoronare Fabrizio come uno dei più grandi musicisti italiani. Dapprima il successo nel 2007 di quello che è considerato il suo esordio da leader per una casa discografica importante, la Blue Note / Emi Italia, “You’ve Changed”, realizzato con il suo quartetto stabile e un’orchestra di tredici archi, la Bim String Orchestra diretta da Paolo Silvestri. Inoltre la partecipazione al successo di “Trouble Shootin’”, bel disco di Stefano Di Battista con il quale ha realizzato importanti tournée in Europa.
Nel 2008 invece, oltre a "Five Four Fun" degli Hich Five, Fabrizio ha pubblicato “Sol!” con il Latin Mood composto da Javier Girotto (co-leader), Natalio Mangalavite, Marco Siniscalco e Luca Bulgarelli, Lorenzo Tucci, Bruno Marcozzi, più l’ospite special Raul Midón. E, sempre nello stesso anno, il funanbolico duo con Antonello Salis per la Parco della Musica Records: “Stunt”.
Fiorentina di nascita,
Lucilla Giagnoni si
forma alla Bottega di Gassman e, dal 1985 ad oggi, quasi tutto il suo
lavoro è centrato sull’attività del Teatro Settimo, la compagnia teatrale
torinese diretta da Gabriele Vacis, partecipando a quasi tutti gli spettacoli
prodotti: Elementi di struttura del sentimento, Affinità, Riso amaro,
Il tempo tra le guerre, Istinto occidentale, Stabat Mater, La storia di
Romeo e Giulietta, Villeggiatura, Tartufo, Canto per Torino, Totem, Adriano
Olivetti, Le Fenicie, Macbeth. Spettacoli che hanno girato in tournée
per tutta Italia e anche all’estero ottenendo premi prestigiosi (UBU,
Biglietto d'oro, Waves in Danimarca, miglior spettacolo al festival di
Edimburgo ecc.). Ha collaborato inoltre con Luigi Squarzina, Franco Diavoli,
Alessandro Baricco, Giuseppe Bartolucci, Katie Mitchell. Ha lavorato in
televisione e radio in qualità di attrice e autrice. Insegna narrazione
presso la scuola di scrittura Holden a Torino.
Giornalista
e autore teatrale,
Paolo Bignamini è direttore artistico
del circuito teatrale ScenAperta della Provincia di Milano e della Regione
Lombardia, nonché del Teatro Cantoni di Legnano e del Progetto Sartre
per la diffusione del teatro sartriano in Italia. Di recente ha curato
(insieme alla regista Annig Raimondi) l’adattamento dei testi Le mani
sporche e Il Diavolo e il buon Dio di Jean-Paul Sartre, spettacoli in
cartellone al Teatro Arsenale di Milano. Ha scritto insieme a Mauro Carbone
la pièce Condannati alla libertà, in cartellone al Teatro Libero di Milano
e in tournée nelle principali città italiane. Ha curato la prima traduzione
italiana della tragedia Le Troiane di Jean-Paul Sartre. Scrive recensioni
teatrali per Il Sole 24Ore.
Emilio
Sioli
è organizzatore e produttore teatrale e musicale,
ha iniziato la sua carriera di operatore al Teatro di Porta Romana alla
fine degli anni Ottanta, proseguendo la sua attività successivamente a
TEATRIDITHALIA – Elfo Portaromana Associati, per Milano Festival presso
il Teatro Smeraldo di Milano e al Teatro Franco Parenti. Dal 2001 agisce
in proprio come professionista e promotore di rassegne teatrali e musicali,
con la predilezione, dal 2003, per la musica jazz. Sue iniziative recenti
sono state Jammin’ in the garden, Metro Jazz Zone ed Il Ritmo delle città.
Di Chet – Viaggio al termine della Musica cura la regia e la produzione
artistica.