Bizart Trio
Francesco
Bearzatti :
sax tenore e soprano, clarinetto
Emmanuel Bex : organo, elettronica
Aldo Romano :
batteria
Non c’è nulla che ci si aspetti nel Bizart Trio, formazione italo-francese guidata dal sassofonista e clarinettista Francesco Bearzatti, frutto della permanenza parigina del musicista friulano e della sua attività con lo storico batterista Aldo Romano, nel cui attuale quintetto figura anche l’altro elemento, l’organista Emmanuel Bex. Un jazz solido, che dimora nell’assoluta supremazia della melodia sul resto delle componenti musicali. L’originalità, nel trio, è fuori discussione, a conferma che Bearzatti è un talento non solo dal punto di vista della tecnica strumentale, ma anche della composizione: nella sua musica soffia una brezza di freschezza e novità, ma a sorprendere positivamente è soprattutto la capacità di narrare delle storie, di descrivere delle scene. Il segno di distinzione della sua musica – e con il Bizart è più che mai evidente – è quello di mettere in risalto le sue radici culturali, andandole a cercare non tanto nella sua memoria, quanto nel suo dna. Ecco, allora il Bizart Trio appare così: il bop non è materia su cui adagiarsi, quindi via con riletture di classic rock, punk, e poi il ballo delle metropoli, il drum’n’bass, la jungle. Non c’è da aspettarsi, poi, l’incastro timbrico: un sax tenore, soprano o un clarinetto, un organo e una batteria. Bex, che controlla anche gli effetti elettronici, è ottimo nel sostegno ritmico e armonico, ma anche quando improvvisa sa farsi valere come contrappunto della voce assai personale del leader. Aldo Romano è propulsivo, elegante, un maestro in tutto.
A conferma di questo filone musicale affascinante, tra antico e moderno, si staglia la produzione musicale del trio: “Virus” (Auand, 2003), disco apprezzato da pubblico e critica e segnalato da Musica Jazz e Jazzit, JazzMan e Telerama, ha traghettato Bearzatti verso la conquista di Miglior nuovo talento al Top jazz 2003 indetto da Musica Jazz; “Hope” (Auand, 2004), in cui il soffio ascetico della tromba di Enrico Rava affianca in alcuni passaggi i fiati del leader, è la conferma di una delle migliori proposte degli ultimi anni.
Attirato irresistibilmente dai processi musicali liberi e mutevoli, Francesco Bearzatti ha trascorso l’infanzia nella provincia friulana. Con i coetanei ha condiviso i primi amori musicali, ascolti da rockettaro vero: Led Zeppelin, Deep Purple, poi è arrivato il punk, Ramones, Sex Pistols e tutti gli altri. Diplomato in clarinetto al conservatorio di Udine, Francesco approfondisce gli studi a New York, dove ha modo di incontrare anche George Coleman. Ha inciso un’infinità di dischi come sideman e diversi da leader. I più importanti oltre a questo con il Finissima Quartet: “Virus” e “Hope” per l’Auand, entrambi a nome del Bizart Trio con Emmanuel Bex e Aldo Romano, e nel secondo partecipa anche Enrico Rava. Prende parte ai dischi di Gianluca Petrella per la Blue Note. E’ autore di un progetto in solitario su Duke Ellington, intitolato Duke Ellington Sounds of Love che sarà a breve disponibile anche su cd per la Parco della Musica Records, registrato da Francesco alla fine di marzo 2009. E’ inoltre tra i protagonisti del progetto “About a Silent Way” di Maurizio Martusciello con Fabrizio Bosso, Eivind Aarset e Aldo Vigorito, in uscita in allegato a Musica Jazz per celebrare i 40 anni dell’opera di Miles Davis.
Nato a Caen nel 1959, Emmanuel Bex svolge una lunga carriera dedicata allo studio del pianoforte classico. Alla fine degli anni ’70 e nei primi ’80 incontra Bernard Lubat e Eddy Louiss, i quali lo avvicinano al jazz: scopre così l’Hammond e l’organo diventa il suo strumento essenziale, tanto che oggi è considerato tra i migliori esecutori al mondo. Incide nel corso degli anni accanto a diversi musicisti, privilegiando di gran lunga le formazioni composte da tre esecutori: collabora proficuamente con Birely Lagren e André Ceccarelli; Claude Barthélemy e Stéphane Huchard; Philip Catherine e Aldo Romano; Glenn Ferris e Simon Goubert. Col batterista italiano Aldo Romano in particolare, stringe un ottimo rapporto. Nel 2003 riceve il celebre premio Django d’or. Incide come leader e sideman.
Aldo Romano è considerato uno dei migliori batteristi italiani in circolazione, nonostante sin da giovanissimo in Francia e la sua carriera non si possa certo circoscrivere esclusivamente alla nostra nazione. Gli esordi sono folgoranti: giovanissimo lo si ritrova al fianco di Jackie McLean e appena ventitreenne, nel 1964, François Tusques lo assolda nel suo gruppo di matrice free jazz. Da quel momento inizia la sua stagione d’oro, si esibisce al fianco di Carla Bley, Steve Lacy, Enrico Rava, Gato Barbieri e Don Cherry, e poi ancora Phil Woods, Joachim Kuhn, Keith Jarrett. Tra i gruppi in cui ha partecipato da sottolineare Total Issue, insieme a Henri Texier, Georges Locatelli e Chris Hayward; Pork Pie con la presenza di Charlie Mariano; il suo Italian Quartet, dove Franco D’Andrea suonava accanto a Furio Di Castri e a Paolo Fresu e diversi ospiti stranieri. Da sempre dimostra, oltre a doti di grande batterista, un amore incontrastato per la cultura con particolare riferimento alla poesia, alla letteratura e alla canzone. Il suo ultimo disco, “Chante” per la Dreyfus mostra a pieno il suo talento di cantante. Inoltre si dimostra molto attento alla scoperta di nuovi talenti e propenso a suonare accanto a musicisti anche molto più giovani. Da non dimenticare il trio stellare formato con Louis Sclavis ai fiati ed Henri Texier al contrabbasso. Nel 2004 ha ricevuto a Copenaghen il Jazzpar Price, paragonabile al Nobel per il jazz.