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Biography
Downtown Trio
Downtown Trio
.... feat. Antonello Salis
Roberto Cecchetto
....
& Giovanni Maier duo
Roberto Cecchetto Quartet
Biography:
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Photo's:
 
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..Downtown Trio feat. Antonello Salis
Roberto
Cecchetto: chitarra, elettronica
Giovanni
Maier:
contrabbasso, basso elettrico
Michele Rabbia: percussioni, campioni, elettronica
featuring
Antonello Salis: pianoforte, Fender Rhodes, organo Hammond
Il chitarrista Roberto Cecchetto sta recuperando in fretta gli anni di possibile fama che per non si sa quale mistero della vita qualcuno gli ha negato. Un nostalgico, nell’ambito della musica improvvisata? Tutt’altro: un esperto conoscitore di ciò che la storia – più o meno recente – gli ha messo a disposizione, che ha rintracciato un’estetica umoristica e dissonante, mistica, per niente calligrafica, bensì di lacerante sublimazione. Una componente primaria del suo complesso approccio musicale è quella della ricerca di una nuova voce della chitarra, approfondimento svolto principalmente attraverso forti intrusioni dell’elettronica.
Questi ed altri sono i postulati a cui il Down Town Trio volge ultimamente il proprio sguardo, un percorso nel quale ha incrociato prepotentemente la grande passione di Antonello Salis. Insieme hanno registrato, nel settembre del 2008 a Cavalicco (Ud) presso il celebre studio Artesuono di Stefano Amerio, “Memories”: un tracciato quasi sempre in bilico tra folklore (non importa quanto reale o immaginario), jazz e avanguardia, con una di queste componenti a primeggiare saltuariamente o per un certo periodo. L’intesa tra i tre è perfetta, ognuno si misura saggiamente con le intrusioni degli altri e riesce, contemporaneamente, a recuperare spazi di autonomia che il repertorio – rigorosamente originale e composto ed arrangiato dal leader – concede. E Salis poi, che solitamente una ne pensa e mille ne fa, si integra, riuscendo da un lato a immedesimarsi nell’atmosfera spesso ascetica, aggiungendo dall’altro subito pennellate di colore, dalle quali prende spunto con veloci scambi di ruolo tra la chitarra di Cecchetto e le sue tastiere.
Il risultato finale è la rappresentazione a volte nostalgica, a volte ironica, a volte sofferta di un folklore (attenzione, qui il significato della parola va ricercato nel mondo metafisico che hanno precedentemente battuto gente del calibro di Bill Frisell o persino, in maniera più barocca Joe Zawinul) semi-immaginario, desertico e vagamente minaccioso; crudo, senza mai raggiungerne la crudeltà più disperata e minimale, che stufa e angoscia. Qui no, rimane un grande senso narrativo, di commento e comunicativo. Un’arte sublime.
Roberto Cecchetto studia chitarra classica al Conservatorio di Milano e composizione con Filippo Daccò. Si perfeziona grazie ad una borsa di studio ricevuta per partecipare ai seminari estivi di Siena Jazz nel 1992 e dopo qualche tempo interviene all’incontro annuale dello I.A.S.J. (International Association School of Jazz) svoltosi a New York dove ha la possibilità di suonare al JVC New York Jazz Festival e all'ONU. Più o meno nello stesso periodo Roberto Cecchetto comincia a svolgere una decisa attività concertistica entrando a far parte del gruppo Tribute con Andrea Dulbecco, subito dopo è nel Roberto Della Grotta Sextet. In seguito suona con Paolo Fresu, entra a far parte del Daniele Cavallanti Quartet e dell’orchestra Jazz Chromatic Ensemble, si dimostra uno dei migliori chitarristi sulla scena, capace di muoversi nell’ambito dell’avanguardia e dialogare in modo serrato con stili più prossimi alla tradizione. Nel 1993 Enrico Rava mette in piedi un quintetto elettrico, il Rava Electric Five, e Cecchetto diviene una delle due chitarre elettriche assieme a Domenico Caliri. Con Rava – con il quale inciderà diversi dischi come "Rava noir" e“Certi angoli segreti” (Label Bleu) – partecipa alle più prestigiose manifestazioni della scena jazz internazionale in particolare in Francia, Austria, Germania, Canada e Giappone. Instaura un ottimo rapporto collaborativo con il trombettista Giorgio Li Calzi, con il sassofonista Daniele Cavallanti e con il batterista Tiziano Tononi divenendo presto una delle colonne portanti dell’organico Nexus fondato da questi ultimi due musicisti agli albori degli anni Ottanta. Partecipa inoltre alle registrazioni di “Awake Nu”, doppio tributo di Tononi alla musica stellare di Don Cherry, nel quale affianca l’ospite speciale Herb Robertson alla tromba e flicorno. In "Seize the time!"- Nexus Orchestra, affianca il grande trombonista Roswell Rudd, ospite speciale della registrazione. Tra le sue esperienze di maggior interesse va certamente ricordata la collaborazione con Gak Sato (“Tangram” 2001 e “Informed Consent” 2006), musicista e sperimentatore originario di Tokyo ma da tempo residente in Italia. Parentesi davvero fortunata nella carriera di Cecchetto è la formazione Rand-o-mania con il trombone di Gianluca Petrella e ritmica formata da Andrea Lombardini e U.T. Gandhi, altro musicista con il quale divide spesso il palcoscenico.
Condivide con Maier, compagno fedele fin dai tempi del Rava Electric Five e del Jazz Chromatic Ensemble, un duo formidabile che ha inciso per Artesuono di Stefano Amerio “Slow Mood” (2003), disco acustico supportato dall’ausilio di loops, il secondo lavoro discografico "Blues Connotation" di recente pubblicazione. Viene votato come Miglior Strumentista del 2007 ex aequo con Stefano Bollani nella Categoria “pianoforte-tastiere-chitarra” del referendum TOP JAZZ indetto dalla rivista specializzata Musica Jazz.
Nato nel 1965, Giovanni Maier si diploma in contrabbasso presso il Conservatorio G. Tartini di Trieste nel giugno del 1988. Le prime esperienze sono maturate al fianco di Tiziano Tononi,
e si è ritrovato a collaborare anche al fianco di Butch Morris. Ancora piuttosto giovane è certamente uno dei migliori contrabbassisti europei, tanto che ha suonato insieme a gente del calibro di Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Cecil Taylor, Han Bennink, Franco D'Andrea, Tim Berne, Ernst Reijseger, Willem Breuker, Tristan Honsinger, Paolo Damiani, Michele Rabbia. Vanta una discografia numerosa da side man e piuttosto cospicua da leader, e la creazione di una sua formazione variabile, la Mosaic Orchestra.
Nato
a Torino nel 1965, Michele Rabbia inizia la sua attività concertistica e discografica collaborando con musicisti italiani come tra gli altri Antonello Salis, Paolo Damiani, Stefano Battaglia, Rita Marcotulli e stranieri del calibro di Charlie Mariano, Marilyn Crispell, Dominique Pifarely, Paul McCandless, Michel Godard, Vincent Courtois, Sainkho Namtchylak, Bruno Chevillon. E’ membro stabile degli Aires Tango dal momento della loro fondazione. Vanta numerose incisioni come co-leader soprattutto al fianco di Stefano. Il suo primo disco da leader esce nel settembre 2006 per CamJazz: “Shiftin Grace” realizzato in duo con la pianista Marilyn Crispell e l’apporto in diversi brani di Vincent Courtois. Le sue collaborazioni si estendono anche nell’ambito della danza e del teatro.
Nato a Villamar (CA), Antonello Salis inizia a suonare la fisarmonica a sette anni, in seguito si avvicina prima all’organo hammond e poi al pianoforte studiando da autodidatta.
Dal 1978 è protagonista in piano solo e fisarmonica in Italia ed all’estero ospite dei maggiori jazz festivals.
Il suo percorso musicale ormai trentennale è costellato da collaborazioni eccellenti per citarne alcune: Enrico Rava, Paolo Fresu, Furio Di Castri, Stefano Bollani, Roberto Gatto, Riccardo Fassi, Pino Minafra, Paolino Dalla Porta, Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, Paolo Angeli, Javier Girotto, Lester Bowie e l’Art Ensemble Of Chicago, Don Cherry, Don Pullen, Ed Blackwell, Billy Cobham, Horacio “El Negro” Hernandez, Han Bennink, Nana Vasconcelos, Cecil Taylor, Pat Metheny, Joey Baron, Bobby Previte, Hamid Drake, Bobby Watson, Minino Garay, Richard Bona, Linley Marthe, Francis Lassus, Joel Allouche e molti altri. E’ oggi uno dei maggiori esponenti del jazz italiano e non solo, vantando esperienze di assoluta importanza. Forma con Fresu e Di Castri il PAF trio, incide in solo “Orange Juice, Nice Food”, “Salis!”, “Quelli che restano”, “Pianosolo” e il recente “Keys And Skins” in duo con Joey Baron. Nel corso della sua lunga carriera ha ottenuto vari riconoscimenti a livello europeo ed internazionale, tra cui il “Django d’or” 2005 per l’Italia.
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